Chiudiamo bene l'anno con questa splendida versione di Soulshine che il buon Warren Haynes re-interpreta con alcuni musicisti del progetto Playing for Change. Enjoy!
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mercoledì 27 dicembre 2023
domenica 26 marzo 2017
Recensioni brevi: Saltland, Béla Fleck
Saltland - A Common Truth (Constellation Records)
Béla Fleck - Juno Concerto (Rounder)
Moniker dietro al quale si cela la violoncellista canadese Rebecca Foon, Saltland giunge al secondo album, seguito dell'interessante esordio del 2013, prodotto da Mark Lawson (Arcade Fire), che vedeva l'autrice circondata da una serie di ospiti prestigiosi. Questo nuovo lavoro, prodotto da Jace Lasek (The Besnard Lakes, Wolf Parade), è stato concepito da Foon in quasi totale solitudine; unica eccezione la presenza di Warren Ellis (Nick Cave, The Dirty Three) al violino e all'organo in quattro brani, tutti strumentali. Suoni naturali e filtrati del violoncello si intersecano, creando le arzigogolate strutture dei brani sulle quali si innesta la voce estremamente riverberata della Foon. Ne risulta un'affascinante alchimia per la quale qualcuno ha coniato la calzante definizione di 'amniotic music'.
Il nome che viene da subito alla mente è quello di Colin Stetson, artista col quale la Foon ha collaborato, il quale persegue un percorso espressivo similare. Atmosfere poetiche e momenti epici si alternano dilatando i tempi e creando ambientazioni evocative, tanto proiettate nel remoto quanto lanciate verso una modernità sperimentale. Brani da ricordare: I only wish this for you, Light of mercy, Magnolia, A common truth. (7,5/10)
Béla Fleck - Juno Concerto (Rounder)
Progetto molto ambizioso quello del pluripremiato banjoista newyorchese, alle prese con la composizione di un concerto per orchestra dedicato a Juno, il figlio avuto con la compagna e collega Abigail Washburn. Registrato con l'apporto della Colorado Symphony Orchestra condotta da José Luis Gomez, il concerto si compone di tre movimenti nei quali il banjo si inserisce ora come strumento solista a creare dei botta-e-risposta con l'orchestra, ora come supporto agli archi, in un connubio inedito, molto interessante. A livello compositivo Fleck si dimostra capace di evitare gli stilemi banalmente di contrappunto che normalmente i musicisti di estrazione non classica assegnano agli arrangiamenti per orchestra, scrivendo con rigore e gran gusto; i tre movimenti dunque si susseguono agilmente trascinando in un ascolto semplice anche chi non è avvezzo a questo tipo di sonorità. I due ulteriori brani sono invece composizioni per banjo e quartetto d'archi, nei quali Fleck ospita i Brooklyn Rider coi quali aveva già collaborato per il disco 'The Impostor', con un impianto più strutturato, nel quale momenti classicheggianti si alternano a virate bluegrass. Album interessante, non solo per appassionati, ma che pretende certamente uno sforzo in più in termini di ascolto. (7,5/10)
sabato 4 marzo 2017
Pieta Brown - Postcards (Lustre Records)
La gestazione del settimo album in studio per la cantautrice dell'Iowa, durata circa un anno e mezzo, è stata impostata come una sorta di esperimento: in un piccolo studio vicino casa, tra una data e l'altra del tour, la Brown ha registrato, in compagnia del compagno Bo Ramsey, una serie di brani in forma di demo. Li ha poi inviati a diversi musicisti coi quali aveva condiviso parte del proprio percorso artistico; questi hanno inciso i loro contributi, portando a compimento un lavoro che non ha previsto collaborazioni in studio ma esclusivamente a distanza, da qui il titolo Postcards.
L'album allinea dunque una serie di ospiti eccellenti: Mark Knopfler, Calexico, Mason Jennings, Carrie Rodriguez, David Lindley e The Pines, solo per citarne alcuni. Non è uno di quei dischi di duetti che spesso vengono lanciati nei negozi nel periodo natalizio, allo scopo di rilanciare carriere ormai in declino, e che spesso ottengono l'effetto opposto. Postcards ci presenta un'artista in piena forma, circondata da uno stuolo di buoni amici che l'aiutano a concretizzare un lavoro molto riuscito, coeso e onesto.
Brani più interessanti del disco sono l'iniziale In the light, per la quale i Calexico hanno elaborato una lieve atmosfera riverberata, con un bel vibrafono a gestire una melodia semplice ma di grande effetto. Ottimo anche il lavoro di fiati di Mike Lewis (Bon Iver), nella cadenzata Rosine; un tappeto in continuo movimento sotto al ritmo country-blues delle chitarre. Per How Soon, Mason Jennings ha registrato voci, basso e percussioni, immergendosi perfettamente nel mood richiesto dalla Brown; il brano è notevole e si sviluppa sulla ritmica in crescendo.
Mark Knopfler e David Lindley hanno portato la loro esperienza, rispettivamente in Street tracker e Take me home, con le inconfondibili chitarre dosate con gusto e misura. Eric Heywood (Son Volt, Ray LaMontagne), altro grande chitarrista, mette la sua spettacolare pedal steel al servizio della eterea On Your Way, nella quale troviamo anche l'ottima voce della cantautrice Caitlin Canty.
Chiude il disco la splendida All the roads, alla quale The Pines imprimono un'atmosfera magica e ipnotica; una composizione folk dalla struttura piuttosto tradizionale, con un bel picking di chitarra e una melodia vocale ben calibrata. Fondamentali gli inserimenti di piano, pedal steel e vibrafono, che assieme alle voci arricchiscono il brano, sospendendolo in una dimensione rarefatta. Da solo vale la spesa del disco. (7,5/10)
venerdì 3 marzo 2017
Recensioni Brevi: Julia Byrne, Omar Sosa & Seckou Keita
Julie Byrne - Not Even Happiness (Ba Da Bing/Basin Rock)
Cantautrice dalla bella voce profonda, con uno spirito nomade che l'ha portata a lasciare la natia Buffalo per cercare fortuna in giro per gli States, Julie Byrne, ora stabilmente insediata a Seattle, pubblica il secondo album; un lavoro intriso di spiritualità e romanticismo con cui la nostra esplora atmosfere invernali intime e contemplative, nelle quali si inserisce con una vocalità quasi sussurrata. Gli arrangiamenti sono all'insegna del minimalismo: chitarra, tastiere, fluto e archi sono gli unici strumenti utilizzati e il risultato è un album in equilibrio tra il folk raffinato e l'ambient new age, una sorta di colonna sonora delle emozioni genuine, che si insinua nell'ascoltatore in cerca delle corde più sensibili. I temi cari alla cantautrice sono natura e relazioni umane e i bei testi si caratterizzano per la poetica bucolica ed essenziale. Un album che ristora l'anima, con brani intensi come Follow my voice e Natural blue, momenti più folkeggianti (Melting grid e Morning Dove) e divagazioni strumentali ambient, come Interlude e I live now as a singer. Da ascoltare. (7/10)
Omar Sosa & Seckou Keita - Transparent Water (World Village)
La foto di copertina sintetizza perfettamente il mood dell'album; due musicisti provenienti da angoli lontani del globo, faccia a faccia, ognuno con il proprio carico di esperienza ed ispirazione: unico limite il cielo. E questo lavoro non è solo un semplice incontro tra artisti diversi e complementari, nel quale il pianismo del cubano Sosa si limita ad accompagnare le evoluzioni della straordinaria kora del senegalese Keita. Transparent Water è uno dei viaggi più complessi mai intrapresi nell'ambito della world music; nel disco sono presenti strumenti e musicisti provenienti da ogni angolo del Mondo. Ne risulta un disco meticcio e multiforme carico di caldi accenti sudamericani, struggenti melodie africane ma anche di sinuosi ritmi e fascinazioni provenienti dalla tradizione dell'estremo oriente, con profumi jazz e blues. Merito dei due protagonisti e della messe di ospiti che popolano il disco: le percussioni del venezuelano Gustavo Ovalles, il koto della giapponese Mieko Miyazaki, il nagadi di Mohsin Kahn Kawa e il geomungo della coreana E' Joung-Ju. Un disco senza confini, nel quale la vastità degli orizzonti musicali contribuisce a trasportare l'ascoltatore attraverso un percorso sonoro estremamente affascinante. (7,5/10)
martedì 14 febbraio 2017
Video della settimana
Splendido arrangiamento per questo bel brano di Amos Lee, eseguito sul palco di A Prairie Home Companion in compagnia dell'immancabile Chris Thile.
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